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Luce e ombra nella fotografia contemporanea: Leiter, Pinkassov e Webb a confronto


Premessa: non di sola luce vive l'immagine.


Ogni tipologia di fotografia, per giocoforza, richiede che il fotografo stesso crei una sorta di relazione tra l’ombra e la luce, per riuscire a suscitare o descrivere il suo soggetto. Tuttavia alcuni fotografi in particolare, sono riusciti a portare a un tale livello di maestria l’arte di intessere luce e ombra all’interno della stessa fotografia da diventarne dei veri e propri maestri. Vediamo qui di seguito l’opera di tre grandi maestri della fotografia (Saul Leiter, Georgi Pinkassov, Alex Webb), che nel corso degli anni, sono riusciti a lasciare un segno a proposito.


Discorso dell’ombra

Leiter, Pinkassov e Webb, sono fotografi molto diversi tra loro, ognuno dei qwuali è riuscito a sviluppare una specifica poetica e visione della fotografia. Tuttavia la loro opera è interconnessa da un’attenzione -qausi maniacale- verso l’uso della luce e, viceversa, veros la funzione dell’ombra all’interno dell’immagine. Va detto anzitutto che, nonostante tutti e tre abbiano impiegato la fotografia in un ambito narrativo, nessuno dei tre ha fatto ricorso a una fotografia puramente descrittiva, riuscendo così a sottrarla da quel ruolo presunto o indotto di medium conoscitivo o documentaristico, tanto caro al cosiddetto genere del reportage. Per comprendere più nel dettaglio il percorso di questi tre grandi artisti cerchiamo di vedere per somme linee la loro carriera e il percorso che hanno compiuto.





Saul Leiter


Saul leiter in his studio via https://www.saulleiterfoundation.org/

Omonimo di un altro grande artista romeno suo contemporaneo (Saul Steinberg 1914-1999), Leiter (1923-2013 America) cresciuto a Pittsburgh, PA, e formatosi in principio per diventare rabbino, intorno ai vent’anni decide di diventare artista e spostatosi a New York sceglie una carriera da pittore che gli da l’opportunità di incontrare il pittore espressionista astratto Richard Pousette-Dart. Dopo essere stato incoraggiato sia da Pousette-Dart che dal grande Eugene Smith a dedicarsi alla fotografia, nel 1948, a venticinque anni, abbraccia la fotografia a colori in un’epoca in cui, va ricordato, molti fotografi erano oltranzisti del bianco e nero. Tuttavia si sarebbe dovuto aspettare la fine degli anni Cinquanta affinché le sue fotografie a colori fossero pubblicate da Henry Wolfe sia su Esquire che su Harper’s Bazar. A partire da quel momento è cresciuta la sua carriera di fotografo di moda che ha incluso pubblicazioni per riviste come British Vogue, Elle, Nova, Show e Queen. Non solo: Leiter nonostante fosse dentro al mondo della fotografia non decide di lasciare la pittura ma continua a dipingere.



Tecnica


Va ricordato che Leiter, già a partire dal 1948, aveva iniziato sperimentale col mezzo fotografico, a volte utilizzando la pellicola Kodachrome 35 mm oltre la data di scadenza. Mentre altri fotografi cercavano grandi temi da trattare col loro lavoro, Leiter all’interno di un atteggiamento da flâneur, gira per le strade e cerca di ritrarre il ritmo della città oltre le persone appartenenti alla sua cerchia di amici. La sua ricerca di forme astratte e di inusuali punti di vista, mescolata all’utilizzo di superfici riflettenti come vetrine o di annunci come insegne colorate, rendono il suo lavoro unico e in perenne dialogo con certa pittura astratta, rendendolo uno degli esponenti più originali della scuola di fotografia newyorkese.





Intervistato in merito al suo interesse per la fotografia e per il mondo esterno ha affermato:

“I happen to believe in the beauty of simple things. I believe that the most uninteresting thing can be very interesting” sottolineando all’interno della sua visione, l’importanza per la vita quotidiana e per i piccoli particolari.



Oggi può suonare scontata tale visione, ma va ricordato che, nel contesto della fotografia del passato, era a suo modo rivoluzionaria. E inoltre il suo lavoro sarà senz’altr


o fonte di ispirazione per gli altri due fotografi di cui vedremo il lavoro artistico.







Georgi Pinkassov


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Nato nel 1952 a Mosca, in Russia, il percorso di Pinkassov è senz’altro differente rispetto a quello di Leiter: invece della pittura, studia cinema al VGIK di Mosca (The Moscow institute of Cinematography. Quando nel 1978, a 26 anni partecipa alla Moscow Union of Graphic Artists, ha la possibilità di viaggiare a livello internazionale, e a partire da quel momento inizia a produrre lavori fotografici interessanti. A tal punto da essere notato dal celebre regista russo Andrej Tarkovsky, che lo invita sul set cinematografico di Stalker nel 1979.



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Tecnica

Nel suo recente lavoro sul Blackpool Illuminations in 2018 con ritrastti di varie città come Beirut, Lisbona, Venezia, Mosca, del quale sul sito web della dell’agenzia fotografica Magnum, (di cui Pinkassov come Alex Webb fa parte -Pinkassov è entrato alla Magnum nel 1988) è presente un articolo dello stesso Pinkassov (lo trovate qui) così come nei lavori precedenti, la specificità dell’arte fotografica di Pinkassov, è quella di riuscire a giocare con luci e ombre a tal punto da far perdere le coordinate e l’orientamento circa il soggetto principale delle sue fotografie. C’è bisogno di un soggetto principale? È proprio necessario un tema portante in una storia? sembrano voler dire le sue fotografie. E come hanno già fatto altri fotografi come ad esempio il tedesco Thomas Dworzak o Carolyn Drake (ambedue al momento anche loro dentro l’agenzia Magnum), sembra che Pinkassov sia riuscito a creare un suo universo fotografico nel quale il confine tra luce e ombra, tra figurativo e astratto, tra sperimentazione e regola, si dissolve sempre più.




Alex Web


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Contemporaneo di Pinkassov, nella San Francisco degli anni cinquanta, si interessa di fotografia durante le scuole superiori e dopo una laurea in storia e letteratura presso la Harvard si dedica allo studio della fotografia presso il Carpenter Center for the Visual Arts. dove frequenta l’Apeiron Workshops nel 1972. Già due anni dopo inizia a lavorare come fotografo professionista per giornali come il New York Times e diventa membro della Magnum già dal 1979, a ventisette anni.

Il colpo di fulmine per la fotografia a colori scatta nei viaggi tra i Caraibi, l’America LAtina e l’Africa. Ha all’attivo svariati libri tra cui Hot Light/Half-Made Worlds (1986) and Under A Grudging Sun (1989), both published by Thames and Hudson and From the Sunshine State and Amazon: From the Floodplains to the Clouds e ha vinto svariati premi.


Tecnica


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Webb è un fotografo che è riuscito a creare uno stile decisamente riconoscibile, nel quale l’idea stessa della fotografia, unita alla situazione incontrata, si va a rafforzare poi ancora di più attraverso un sapiente uso dell’editing, volto a portare l’immagine nella direzione voluta. Esemplari le sue ombre molto profonde e i suoi colori accessi che hanno portato poi molti fotografi a trarre ispirazione dal suo lavoro.










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